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LA GIUSTA VISIONE DELLE COSE

Marco Tullio Cau

 

 

Scrivo queste righe mentre Pasqua è alle porte, e l’Estate si sta avvicinando a passi da gigante: il solleone sta infatti “arrostendo” tutta la Penisola.

Come ogni anno, milioni di Italiani si accorgono di aver esagerato con l’alimentazione e la sedentarietà durante i freddi mesi invernali e, disperati, ricorrono ad ogni tipo di dieta e pratica sportiva per poter affrontare la temuta “prova-costume”!

Il lettore “tipo” di Sportman & Fitness è solitamente più assennato nel mantenere una buona forma indipendentemente dal periodo dell’anno, ma, essendo per l’appunto un patito del fisico, egli sarà altrettanto insoddisfatto del suo stato attuale e vorrà fare gli “straordinari” per migliorarsi ulteriormente.

Non è questa la sede per dare consigli relativi all’alimentazione, alle tecniche d’allenamento ed ai supplementi maggiormente adatti a conferire il tanto agognato look vincente, e quindi vorrei soffermarmi su uno dei tanti ostacoli che possono intralciare il già difficile cammino dell’aspirante Bronzo di Riace: la visione dicotomica che molti hanno della vita in generale, e per esteso anche della disciplina sportiva praticata.

Innanzitutto spieghiamo cosa significa “dicotomia”: il dizionario recita ”divisione di un concetto in due concetti contrari che ne esauriscono l’estensione”; in soldoni significa vedere tutto bianco o nero, tutto giusto o tutto sbagliato…

Sappiamo invece che vedere il mondo in maniera così “fondamentalista” non è assolutamente il migliore tipo di approccio per vivere un’esistenza felice ed anche per raggiungere risultati di rilievo in qualsiasi campo: tra il bianco ed il nero vi è un’infinità di colori e riconoscere queste sfumature aiuta molto la nostra possibilità di superare gli ostacoli ed anche con minor stress.

Per fare un esempio, relativo al nostro campo, di come questo tipo di atteggiamento possa causare problemi, basta pensare a come molti atleti, troppo “estremisti”, affrontino le competizioni cui prendono parte: se non vincono può accadere di tutto, dall’accusa d’incompetenza o di faziosità ai giudici, all’abbandono del palco fino al trofeo frantumato in mille pezzi.

Se costoro apprezzassero il fatto che l’aver superato tutti gli altri concorrenti è già un gran successo, sicuramente ne trarrebbero maggior vantaggio e potrebbero anche impiegare le loro energie in maniera positiva, impegnandosi nell’ulteriore perfezionamento di sè stessi, invece di sprecarle in inutili lamentele.

Oh, in certi casi ci si può recriminare a buon diritto ma l’obiettività è, in linea di massima, una dote assai rara…

Ma pensiamo anche a quante volte, guardandoci allo specchio ci troviamo orribilmente fuori-forma: forse siamo stati in condizioni migliori, ma addirittura vedersi così male! In fondo saremo sicuramente meglio della gran parte degli altri abitanti del nostro vecchio caro pianeta!

Essere consapevoli della reale e meno grave entità del problema non vuol dire che dobbiamo accontentarci: solo che il dicotomico, percependo unicamente gli estremi, avrà due strade davanti, o lanciarsi in un programma sportivo-alimentare massacrante o “tanto oramai…” ritardare la ripresa degli allenamenti e mangiare quella torta che lo guarda così insistentemente ogni volta che passa davanti quella dannata pasticceria!

Un atteggiamento più produttivo sarebbe quello di valutare meglio il proprio stato attuale, senza drammatizzare, e di capire che si può tornare nella forma in cui si era stati con un minimo di sforzo: ora siamo “grigio” non “nero”, e tornare “bianco” non è impossibile, basta fare le cose per gradi!

Riuscire a adottare quest’approccio ci porterà a canalizzare tutto il nostro impegno nella giusta direzione; viceversa, adottando uno stile di pensiero (ed in seguito di comportamento) troppo radicale ci condurrebbe solo ad un’inerzia decisionale apportatrice di stati di tensione e conseguenti alti livelli d’ansia.

Un altro esempio che mi viene alla mente è relativo all’insoddisfazione che ci prende quando, dopo qualche mese di allenamento, abbiamo incrementato solo di pochi kilogrammi i carichi che solleviamo o i centimetri di giro vita che avevamo stabilito di perdere sono ancora un miraggio.

Senz’altro ognuno di noi vorrebbe progredire speditamente e raggiungere i migliori risultati in brevissimo tempo…ma perché non pensare a come eravamo quando abbiamo iniziato?

Di certo il nostro livello estetico-funzionale era di gran lunga inferiore…quello che oggi ci sembra poco, volgendosi indietro, è invece un gran passo avanti verso la meta che ci siamo prefissi!

Anche qui non si tratta di accontentarsi di quanto ottenuto e tirare i remi in barca: quanto, piuttosto, di saper apprezzare i risultati conquistati, sia di per sé stessi che in relazione alle capacità che, per raggiungerli, abbiamo scoperto in noi: quelle stesse capacità che, se ben coltivate, possono portarci ancora più in là sulla strada della perfezione fisica.

Allo stesso modo non bisogna incorrere in troppo nette generalizzazioni: un’eventuale insuccesso del passato non deve ingenerare pericolose tendenze rinunciatarie: bisogna imparare dalle esperienze pregresse, farne tesoro e non farsi condizionare negativamente!

Se nel passato avete interrotto una dieta faticosa perché oltre alla difficoltà intrinseca del mangiar poco vi avevano rubato la macchina, bocciato ad un esame o la vostra partner vi aveva lasciato…non dovete essere sempre così sfortunati!

Allo stesso modo se siete dei longilinei ectomorfi alti 195 cm. e la scheda di Lee Priest non vi ha garantito gli stessi risultati raggiunti dal brevilineo Australiano…forse avevate solo sbagliato tabella e “idolo”.

Oppure, se un particolare integratore della tanto reclamizzata “Ditta “XYZ” non vi arrecato alcun effetto degno di nota, non per questo tutti i supplementi sono da gettare nel cestino!

Ugualmente, però, non effettuate generalizzazioni solo positive: se il vostro compagno d’allenamento mangia “sporco” e si allena meno di voi, pur essendo molto più grosso e “tirato” forse Madre Natura è stata maggiormente generosa con lui!…o forse…comunque non fate di ogni erba un fascio in nessuno dei due sensi!

Concludendo, il modo nel quale vediamo ed affrontiamo la realtà che ci circonda può influire molto sui risultati che possiamo ottenere in ogni campo della vita, quindi una sana ed obiettiva capacità critica non potrà che esserci di grande aiuto.

 

 

 

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Aggiornato al: 2 feb 2012

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