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LA PROGRAMMAZIONE NEURO-LINGUISTICA APPLICATA AL BODY BUILDING "Le false visioni di noi stessi" Claudio Lombardo
Perché moltissime persone hanno una falsa visione del proprio fisico, non percependosi come sono nella realtà? Perché chi pratica il body building, il fitness o discipline analoghe, va sempre alla ricerca di un qualcosa di più grande rispetto alle proprie possibilità? Tutto questo potrebbe essere racchiuso in parole come progressi, miglioramenti, obiettivi o ricerca e sfida di sè stessi? Oppure si tratta di un’immotivata forza motrice che porta all’autorazionalizzazione dei nostri pensieri più inconsci? Durante gli anni degli appassionanti studi dedicati al “funzionamento cerebrale”, ho sempre cercato di trovare una risposta a questo misterioso meccanismo, al fine di "prendere coscienza" del suo più profondo "perché". Infatti, la reale presa di coscienza di una qualsiasi circostanza o evento ( anche se in forma latente ma persistentemente presente nel nostro inconscio), porta ad avvertire, sentire e vedere quest’ultimo da differenti angolazioni e punti di vista, in modo che qualsiasi individuo possa attingere alla soluzione più ecologica, che gli permetta di riequilibrare quei meccanismi automatici di pensiero che portano alla creazione di eventi depotenzianti. “Le false visioni di noi stessi”, così come la ricerca ossessiva dell’eccellenza fisica, sono delle tematiche strettamente connesse al concetto di realtà (rectius: della percezione del reale), alle credenze, ai condizionamenti, alla volontà, alle esperienze pregresse nonché alle condizioni socio-ambientali e psico–affettive che hanno caratterizzato la nostra vita. Le false visioni del nostro corpo si possono definire come una subdola fantasia creata dalla nostra mente e strettamente collegata alle nostre credenze ed insicurezze. Queste creano con il tempo un'errata percezione del proprio fisico, tramite processi prevalentemente inconsci che portano a deformare l'immagine interiore che ognuno possiede di sé stesso (autoimmagine) trasformandola,con il tempo, in una forma priva di realtà. Ciò avviene tramite un'alterazione dei suoi parametri (contorni,dimensioni, luminanza,chiarezza,ecc.) che, unitamente alla sua progressiva interiorizzazione, produce al nostro interno delle "disfunzioni rappresentazionali". La loro soluzione va cercata prevalentemente sotto il profilo delle rappresentazioni interne, che ognuno acquisisce e crea in sè stesso sulla base degli elementi suddetti. Una parte di queste "visioni" conduce molti individui a "provocarsi" disturbi alimentari , conosciuti nelle loro varie forme (anorressia, bulimia, obesita' psicogena), nella loro diversificazione (vigoressia, ortoressia, binge eating, ecc.) e nella loro correlazione con altri disturbi (depressione, dipendenza da droghe, autolesionismo, perdita di controllo degli impulsi , ecc.) Anche se a primo acchito la classificazione di tali disturbi potrebbe sembrare abbastanza semplicistica, è pur vero che questa sorta di ribellione inconscia verso l’immagine del proprio corpo è più diffusa di quanto si possa credere (soprattutto per l'evoluzione dei canoni fisici odierni) primariamente in soggetti che non manifestano alcun tipo di disturbo alimentare. Ma per quale motivo la mente di quest’individui si “impegna” così tanto a visualizzare il proprio corpo in modo peggiore a quello che appare in realta’? Non sarebbe risolto il problema se si impegnassero a far girare al contrario le sensazioni che avvertono quando sperimentano simili riproduzioni mentali ? In queste situazioni, il vero turbamento proviene dall'errato convincimento di essere ciò che noi formuliamo e proiettiamo mentalmente, cioè non tanto il creare dei “fotogrammi mentali alterati” nella nostra mente ma soprattutto credere che essi siano reali. I fisici quantistici direbbero: se io credo che un'elettrone sia un'onda lo vedro' come un'onda negli esperimenti fisici. Lo stesso dicasi per una particella. Ma se io credo che un elettrone sia un insetto troverò prima o poi un esperimento che me lo fara' vedere come un insetto. Ciò in quanto l'acquisizione dell'informazione non dipende dagli strumenti ma dalla coscienza che si ha del fenomeno che è di fronte a noi e la coscienza e’ strettamente legata al modello del mondo che abbiamo acquisito. Quest’ultimo e’ di natura virtuale. Ma virtuale non vuol dire che non esiste ma vuol dire che e’ modificabile (modello virtuale), all’opposto di reale che vuol dire non modificabile (modello reale). Se vi si presenta un'alterazione di questi due fattori si va incontro a modificazioni dei diversi processi cerebrali che determinano il passaggio dalla struttura profonda a quella superficiale. Bandler e Grinder (i fondatori della Pnl) individuarono tre meccanismi generali per mezzo dei quali si passa dalla struttura profonda ad una struttura superficiale: 1) Generalizzazione: elementi o parti del modello di una persona vengono staccati dalla loro esperienza originaria e giungono a rappresentare l’intera categoria di cui l’esperienza è un esempio. Se pensiamo che "tutti" i metodi di allenamento che attueremo su noi stessi non potranno apportare modifiche sostanziali perche’ siamo geneticamente limitati oppure perchè siamo così e possiamo fare ben poco, sperimenteremo la generalizzazione, che paralizzerà ogni nostro tentativo di miglioramento. 2) Deformazione o distorsione: procedimento che ci permette di operare cambiamenti nella nostra esperienza dei dati sensoriali. La fantasia, ad esempio, distorce la realtà attuale preparandoci in anticipo ad esperienze possibili; tecnica che allo stesso tempo può limitare la ricchezza della propria esperienza, deformando la realtà in modo da adattarla a “credenze” e “script”. Se proiettiamo nella nostra mente immagini diverse da quelle reali stiamo deformando la nostra autoimmagine. 3) Cancellazione: prestiamo attenzione a certe dimensioni della nostra esperienza e ne escludiamo altre selettivamente. In tal modo riduciamo il mondo a proporzioni più maneggevoli, ma rischiamo di perdere di vista il significato di esperienze cancellate. Esempio: se siamo abituati a sentire i complimenti sulla nostra forma fisica, finiremo per non farci più caso, dirigendo continuamente il nostro “focus” in persone che sono fisicamente migliori di noi. I processi sopra descritti “ci permettono di svolgere le più straordinarie ed eccezionali attività umane”, ma bloccano la nostra crescita ulteriore se commettiamo l’errore di confondere il modello virtuale con quello reale. Il modello virtuale viene costruito partendo da numerosi fattori che collaborano alla sua creazione. Uno tra questi è dato da ciò che il mondo pensa di noi. Pertanto i giudizi che ci vengono rivolti sono degli elementi che possono influire sia positivamente che negativamente sulla nostra autoimmagine, poichè rappresentano sovente, secondo il nostro parere, un'assoluta verità. Se questi giudizi saranno prevalentemente ipercritici li subiremo come un vero e proprio "attacco" in quello che in più crediamo, scatenando dei veri e propri conflitti interiori. Sotto il profilo meramente statistico, le critiche vengono utilizzate con molta più frequenza degli apprezzamenti e per di piu' hanno una maggiore probabilità di fissarsi nella memoria. Per questo la maggioranza delle persone ha un dialogo interno negativo ed è attratto da altri dialoghi negativi da cui scaturiscono stati d’animo depotenzianti, che andranno a stimolare l’organismo a produrre delle sostanze di cui spesso diventiamo dipendenti. Tutti riceviamo delle critiche, in percentuali individualmente variabili. Ma sicuramente i peggiori critici del nostro fisico siamo proprio noi!! Queste critiche possono derivare, quindi, da due fonti: da noi stessi e dalle altre persone. Può sembrar certo che il più importante sia il giudizio che abbiamo di noi stessi, ma soltanto quando questo non è eccessivamente sconveniente alla nostra autoimmagine. Ovviamente questo concetto è valido anche per le altre persone. Ascoltare le opinioni altrui e’ segno di grande intelligenza e apertura mentale; dipendere da esse, invece, è tutt’altra cosa. Ma creare un' autoimmagine che si avvicina il piu' possibile alle critiche che ci hanno riferito o che ci siamo riferiti è la trappola più grande a cui possiamo andare incontro durante il raggiungimento dell’eccellenza fisica, poichè tali critiche non ci danno delle ricompense per tutto il lavoro che abbia svolto ai fini del miglioramento del nostro stato di forma ma costituiscono solo giudizi che ci inducono a stati d’animo improduttivi con conseguente spreco di notevoli quantita’ di energie, che potrebbero essere impiegati ai fini del miglioramento sportivo. Le “false visioni di noi stessi” sono create da un’attività neuronale intensa, capace di creare ponti e collegamenti tra diverse aree del cervello, in particolare quelle che presiedono il linguaggio e la memoria. Per questo, a volte, una semplice parola e soprattutto un pensiero basta a scatenare una sorta di "tempesta cerebrale" che genera una potente risposta da parte del nostro organismo. I nostri stati d'animo sono direttamente e prevalentemente controllati dal nostro dialogo interno, dalle nostre rappresentazioni mentali e dalla nostra fisiologia, che svolgono un contributo fondamentale nella gestione, interpretazione ed elaborare delle emozioni. Inoltre, il cervello archivia e ricostruisce i concetti secondo la legge della “memoria associativa”: ogni idea, pensiero e sentimento immagazzinato nelle reti neurali ha una possibile relazione con qualsiasi altra cosa. Per esempio, alcuni associano solo disprezzo all’immagine che hanno del loro fisico,e questa emozione che avvertono verrà immagazzinata nelle loro strutture cerebrali e verrà costruita partendo da molte altre idee. Quando elaboreranno la visione del proprio corpo, le emozioni presenti saranno esclusivamente quelle di disprezzo, sperimentando continuamente il ricordo della delusione e dell'insoddisfazione. Ciò avviene perche’ la mente umana memorizza e ricollega le parole che ci vengono dette alle sensazioni interne che, essendo strettamente legate alla produzione di alcune sostanze ormonali (epinefrina,norepinefrina,cortisolo,vasopressina,ecc.), “fissano”questa tipologia di situazioni nella nostra memoria. Ma se questo tipo di ricordo attraversa prima un qualsiasi evento che dà origine ad interferenze rappresentazionali, conduce l'immagine acquisita (cioè vista) o il giudizio recepito ad una "difettosa eleborazione o percezione" che distorce la vera realtà. Così, nel momento in cui si ricorda quanto si è memorizzato, non si ripete esattamente quello che si è visto, bensì quello che si è creduto di vedere. Quindi se, giorno dopo giorno, nell'osservare allo specchio il nostro fisico "ci impegniamo", seppur inconsciamente, a riprodurre un’immagine distorta di noi stessi, finiremo per identificarci ad essa, credendo che quell'immagine sia quella reale. Anche il Conte di Saint-Germain, nel testo "Io Sono" (Vita Impersonale) ci fa comprendere come la distorsione delle rappresentazioni visive e’ una questione nota da parecchio tempo. Nel suo testo scrive: “…la tua vista velava la tua mente, in modo che la luce della Verità non poteva penetrarvi e ogni cosa era colorata e distorta alla tua umana comprensione. Tu le vedevi solo nella loro nebulosa apparenza, che però a te sembrava la loro realtà ”. Tuttavia, il vero problema delle “false visioni di noi stessi” sussiste solamente quando crediamo di non poterli controllare o gestire, perche’ qualche psicologo o qualche ricerca ci ha convinti che nessuna argomentazione logica è in grado di apportarci dei benefici nel breve periodo, in quanto tale problematica potrebbe essere estinta solo tramite la pratica di una lunga terapia psicologica o farmacologica !! Se ci convinciamo di essere come in realtà non siamo, se ci convinciamo di aver un fisico poco piacevole e di poter fare ben poco per migliorarlo o se prima di iniziare tutte quelle attività che vanno a contribuire al miglioramento della nostra forma fisica visualizziamo solo immagini di sacrificio e sofferenza, avremo un dialogo interno destabilizzante e delle sensazioni interne (emozioni) negative. Daremo, allora, un comando ben preciso al nostro sistema cerebrale: “fallimento” . Ma chi guida la nostra mente quando controlliamo o rispondiamo a queste emozioni? Fisiologicamente le cellule nervose si connettono tra loro e, se si pratica ripetutamente lo stesso pensiero, stabiliscono delle solide relazioni a lungo termine. Il fattore fondamentale dovrebbe essere quello di dare molta più importanza al nostro dialogo interno ed alle nostre rappresentazioni mentali, più di quanto ne diamo quotidianamente, e stabilire una linea guida che ci permetta di controllarle, in modo da poter intercomunicare efficacemente con i nostri stati d'animo. Se poi le visioni negative che abbiamo di noi stessi non sono solo un evento sporadico ma si “cronicizzano” , si innescano “pensieri fissi” che, stabilendo solide relazioni tra le cellule nervose, danno vita ad una nuova “identità della persona” . Tutte le emozioni sono sostanze chimiche impresse olograficamente. Se interrompiamo consapevolmente certi pensieri, consentiremo alle cellule nervose di interrompere le relazioni precedentemente instaurate ed ovviare alla conseguente risposta chimica del cervello. Più rigorosamente lo faremo , più rapida e definitiva sarà l’interruzione tra cellula e cellula (“disconnessione neuronale”). Se ci focalizzeremo solo sugli effetti che dà questa pratica, e non sugli stimoli, potremo essere consapevoli che l’ambiente si adeguerà automaticamente alla nuova realtà. In sintesi, il meccanismo su cui si fonda tale procedimento e' il seguente: il corpo produce proteine; l’ipotalamo ne elabora alcune piccole sequenze (neuropeptidi) che vengono assemblate e liberate dall’ipofisi nel sistema circolatorio, raggiungendo le varie parti del corpo e reagendo con le cellule per mezzo di recettori esterni che, aderendovi perfettamente, danno vita ad un preciso input : “siate felici” oppure “siate tristi” e ancora: "percepitevi magri" oppure percepitevi grassi", ecc… Un recettore contenente un peptide modifica la cellula, attivando degli eventi biochimici che finiscono per modificarne il nucleo stesso. La diminuzione del loro numero, così come il loro progressivo degradamento, determina la crescita delle quantità di emozioni necessarie all’ottenimento dello stesso risultato. Quindi, visualizzando una "rappresentazione interna deformata" di noi stessi, con il passare del tempo creeremo un potente condizionamento neuro-associativo, che ci porterà a generare emozioni distruttive superiori alla volta precedente. Ciò in quanto i recettori di una certa emozione, che vengono stimolate per lungo tempo e ad intensità elevate, possono degradarsi o distruggersi. Ma questa “catastrofe ormonale” non finisce qui. Se bombardiamo le cellule quotidianamente con gli stessi atteggiamenti, e quindi con la stessa biochimica, quando si moltiplicheranno daranno vita a cellule che avranno un minor numero di recettori per quello stesso neuropeptide, ed un minore numero di recettori per vitamine, minerali, nutrienti,scambio di fluidi ed eliminazione di tossine. Piu' ipersolleciteremo tali recettori con persistenti e ricorrenti pensieri, piu' dipenderemo dalle sostanze prodotte da tale meccanismo. Questo avviene perchè noi provochiamo eventi, soprattutto sotto forma di rappresentazioni interne, in modo da soddisfare "l’ansia biochimica" delle cellule del nostro organismo. Così ci sono sostanze chimiche per la demotivazione, per il disimpegno, per l'apatia,per la tristezza, per l’insoddisfazione; al contrario ve ne sono altre per la determinazione, il coraggio, la volontà, la felicità, l’appagamento e per ogni altro stato emozionale. Gli stati emozionali destabilizzanti ci conducono ad una sfavorevole produzione neuro-endocrina. La dipendenza da queste sostanze ormonali crea un ri-ciclo di stati d'animo depotenzianti, alimentando ulteriormente le emozione di rifiuto che si avvertono del proprio fisico. Ma c’è la possibilità di salire ad un livello piu’ alto di esistenza. Fermando gli impulsi che le cellule ricevono dal sistema nervoso, possiamo fermare questo meccanismo da cui siamo dipendenti. Avere un nuovo modo di concepire la realtà e, così, gestire gli eventi di origine depotenziante che si verificano quando osserviamo e valutiamo il nostro stato fisico e non solo (anche prima dell’allenamento o della gara da effettuare), può effettivamente portarci in un territorio nuovo, costringendoci a connetterci ad un nuovo concetto di realtà che ci permetterà di progredire con un atteggiamento a noi favorevole. La Programmazione Neuro-Linguistica in questo caso servirebbe a sviluppare abitudini/reazioni potenzianti, amplificando i comportamenti "efficaci" e diminuendo quelli "limitanti" (cioè indesiderati); a gestire il contesto in maniera tale da sollecitare nuovi modi di agire; a sviluppare e diversificare la propria flessibilità di comportamento, modificando la percezione dell'ambiente fisico mediante tecniche come le posizione percettive, la dissociazione, la time-line e le ancore. Il tutto si può racchiudere in questa frase : “Se cambio idea cambio i miei pensieri, se cambio i miei pensieri cambio le necessità biochimiche del mio corpo e cambiando quest'ultime cambio la mia vita ”.
“L’unica cosa che ti imprigiona è la tua mente; l’unica cosa che ti può liberare è la tua mente!” (Sai Baba)
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