![]()
|
|
- ANTI-AGE - TRAINING
FITNESS ANTI-AGE Rimini - 4 giugno 2005
- Attività fisica e osteoporosi (Dott. Giampaolo Lavagetto) (Prof. Ciro Di Cristino) (Dott. Alessandro Gelli) (Dott. Massimo Spattini) (Dott. Gianni Montagna) (Prof. Bonetti) - La PADAM (Prof. Giorgio Valenti) (Dott.ssa Susanna Scartoni)
|
LA PROGRAMMAZIONE NEURO-LINGUISTICA APPLICATA AL BODY BUILDING "I poteri della mente" Claudio Lombardo
Dalla lettura delle ricerche, degli studi e delle scoperte scientifiche a cui un neofita di qualsiasi sport può accedere al giorno d’oggi, si può trarre una mole di informazioni e conoscenze in grado di permettere ad ogni individuo di sviluppare ed accrescere al meglio il proprio potenziale atletico nonché di raggiungere traguardi sempre più importanti, grandi e prestigiosi. Grazie anche alla progressiva applicazione di principi e nozioni derivanti dalle evidenze scientifiche (elaborati nel campo dell' alimentazione, dell' integrazione, della cinesiologia, della morfologia, delle varie metodiche allenanti, ecc.), gli atleti hanno potuto migliorare sempre di più le proprie prestazioni nel corso del tempo. C’e’ però ancora un importante "ingrediente" che, tra tutti gli altri, spesso non viene impiegato o viene utilizzato solo sporadicamente e, perlopiù, senza seguire una prassi ben precisa che possa determinare una sua corretta applicazione: il “mental training”. Questa disciplina concerne tutto ciò che può essere migliorato solo attraverso l’utilizzo di tecniche menali finalizzate allo stimolo dei centri cerebrali, in modo da poter provocare, oltre che un'intensa risposta neurologica da parte dell'organismo stesso, anche un'amplificazione delle attività di tutti quei distretti corporei deputati alla secrezione di sostanze ormonali presenti in particolar modo durante le fasi di una peak performance.
Il “mental training" riguarda un ampia serie di interventi e percorsi derivanti dal campo della psicologia ed applicabili in ambito sportivo per l'ottimizzazione della prestazione individuale. I principi impiegati provengono dalle neuro-scienze e risultano finalizzati :
L'applicazione di queste tecniche riveste particolare interesse in quelle attività fisiche nelle quali e' richiesto un gesto atletico ben preciso e dove i fattori che limitano quest'ultimo sono di natura prevalentemente psicologica. E’ opportuno, altresì, ricordare che, sia per cause genetiche che per esperienze acquisite (convinzioni, credenze, condizionamenti), durante una qualsiasi circostanza o pratica sportiva che comporta dei rischi (come ad esempio l’allenamento con opposizione di resistenza ad alta intensità ) si e' in presenza di stimoli cognitivi (stress psichico ed emozionale) che attivano una fase di “allarme” nell'organismo umano. Le fasi di allarme – stress possono essere di natura psicologica, fisica o biologica. In queste situazioni, per mantenere l'omeostasi, l'organismo reagisce con una ipersollecitazione dell'ipotalamo e dell'ipofisi ed una conseguente, ravvicinata attivazione del sistema adrenergico(il sistema nervoso autonomo ortosimpatico,eccitatori e inibitorio), che verrà attivato in maniera direttamente proporzionale, non tanto allo stimolo acquisito (percezione individuale dell’ambiente) quanto alla sua elaborazione mentale (risposta dell’individuo). In queste condizioni le sollecitazioni dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (hpa) causeranno la produzione di sostanze ormonali stressogene (catecolamine,cortisolo,prolattina,ecc.), in grado di variare le funzioni organiche non dipendenti dalla volontà (frequenza cardiaca,respirazione,pressione sanguinea,dilatazione pupillare,sudorazione,ecc.). Queste condizioni potranno apportarci dei benefici nell’allenamento se sfruttate in alcuni momenti e per brevi periodi di tempo ma, se protratte per un periodo eccessivo, ci condurranno all'esaurimento energetico associato ad un decadimento del benessere psico-fisico (e/o della performance atletica). Per una migliore ed efficace gestione di questi stati ed un’ ottimizzazione della prestazione sportiva, una valida soluzione ed un aiuto molto concreto possono giungere da una disciplina sviluppatasi abbastanza recentemente e finalizzata essenzialmente alla gestione ed alla risoluzione delle più svariate situazioni che incontriamo nel corso della nostra esistenza, che limitano la progressione ed il miglioramento individuale. Questa involontaria opposizione alle strategie che noi attuiamo per il raggiungimento della nostra meta e' dettata prevalentemente dalle nostre "credenze limitanti" (cio' che ognuno crede di essere o che crede di cio' che lo circonda), acquisite fin dalla nascita. La scienza che dirige le sue ricerche a questi meccanismi cerebrali e’ la Programmazione Neuro-linguistica (Pnl). In sintesi, si tratta di una neuro-scienza che indaga i diversi livelli di comportamento e di comunicazione interpersonali e intrapersonali caratteristici del genere umano, ai fini dell'individuazione e della disamina dei processi cognitivi alla base dei comportamenti, delle attività di pensiero e delle emozioni . Per "comunicazione" si intende anche l’atteggiamento che assumiamo di fronte a situazioni di stress psico-fisico o nelle quali è richiesto un impegno superiore alle nostre capacità psico-neuro-muscolari, poiché in questi casi la comunicazione avviene ad un livello differente - e cioè dall'ambiente all'individuo e dal sistema cerebrale a quello nervoso, cosicché i dati processati influenzeranno i nostri comportamenti. La Pnl coinvolge un insieme di modelli e tecniche, utilizzando il linguaggio, verbale e non verbale, per indurre al cambiamento delle strategie mentali e del comportamento proprio ed altrui; Essa può essere anche definita come lo studio della fisiologia (fattori fisici o esterni) e delle rappresentazioni interne (fattori consci ed inconsci) che cooperano in un’interazione cibernetica. Quest'ultima svolge un ruolo fondamentale in tutto quello che concerne il complesso funzionamento cerebrale: si tratta, infatti, di una scienza che si occupa dello studio dei sistemi di controllo automatico, sia negli esseri umani che nelle macchine. Ma come si svolge l'acquisizione ed il processamento delle informazioni esterne a noi? Questa complessa gestione della maggior parte delle informazioni avviene a livello inconscio. Ad essa "sovrintende" l’emisfero cerebrale destro, che coordina circa il 95% delle potenzialità individuali; il restante (5% circa) viene coordinato dalla parte conscia, presieduta dall''emisfero sinistro - e paradossalmente quest'ultima e' la parte che si utilizza più spesso. Nel "funzionamento" interno di una persona si possono distinguere più fasi. In un primo momento avviene la “raccolta dei dati”, attraverso i sensi. In questo caso si può parlare di un’attività sensoriale conscia, temporanea, limitata, con un necessario susseguirsi da un’informazione all’altra. Segue un’attività sensoriale inconscia, ininterrotta, simultanea e globale, che e’ la più ricca. Dopo la raccolta dei dati (attività percettiva) si passa ad un’eleborazione interna (attività di rappresentazione) che corrisponde ad una complessa attività , composta di più fasi che avvengono in rapide successione. Qualsiasi atteggiamento che noi assumiamo, in particolari e diverse situazioni, si carica di numerose valenze che danno luogo nel loro insieme ad un codice, che influenza il nostro successo nell’ottimale raggiungimento dell’ obiettivo prefissatoci. Tale codice e’ costituito prevalentemente dai seguenti elementi :
Proprio quest'ultimo elemento è di grande importanza, perchè rappresenta per lo piu’ l'anticamera dell'azione ( cioè quella continua comunicazione esistente tra la nostra rete neurologica e il sistema nervoso ) ed e' in grado di fornirci indicazioni su ciò che "dobbiamo fare o non fare" in determinate situazioni e, soprattutto (ciò che interessa in questa sede), quale soglia possiamo raggiungere durante una qualsiasi attività sportiva indirizzata al superamento costante e continuo delle performance precedenti. Ovviamente, tutti e tre gli elementi possono essere organizzati per il conseguimento di risultati specifici. La PNL mette in evidenza il legame irriducibile che esiste tra il gesto comunicativo e il funzionamento neurologico attraverso lo studio del comportamento dell’individuo nonché dello stile e il funzionamento mentale che gli individui mettono in pratica nelle loro azioni.. Questo comportamento verra’ acquisito e ripetuto se si domostrera' in grado di farci conseguire dei miglioramenti. In caso contrario, cioe’ qualora dovesse risultare limitante, potra’ essere modificato o eliminato in base all’ obiettivo da raggiungere. E’ interessante notare che ogni nostra rappresentazione interiore verra' rispecchiata sulla nostra fisiologia, determinando i nostri comportamenti con evidenti modifiche degli atteggiamenti posturali e gestuali. Viceversa, quando la nostra fisiologia si riflettera' sulle nostre rappresentazioni interne, andra' a determinare il nostro assetto mentale. Questo concetto neuro-fisio-rappresentazionale può essere utilizzato a nostro favore durante l’espletamento di qualsiasi pratica sportiva. Sollecitando e "mettendo in funzione" principalmente la nostra parte inconscia, potremo accedere e sviluppare capacità che noi stessi abbiamo limitato o che sono state limitate da fattori a noi esterni (società, scuola, amicizie, famiglia, ecc.) oppure che prima non sapevamo di possedere. Tali capacità potranno cambiare in modo favorevole l'attività che abbiamo intrapreso, poichè ogni input comunicativo genera una elaborazione cerebrale che porta a trasdurre messaggi esterni, tramite processi psiconeurologici interni di conversione, in rappresentazioni mentali. Ogni stimolo esterno a noi percepibile sotto forma di emozioni, rappresentazioni mentali o pensieri, quindi, comporta una percezione sensoriale individuale, diversa per ogni soggetto, che sarà incamerata prevalentemente nell’emisfero destro. Gli stimoli, recepiti prevalentemente sottoforma di immagini vengono incamerati ed elaborati in base alle nostre credenze, determinando cosi’ il nostro stato d'animo e trasferendoci in un ambiente più o meno stimolante e motivante. Quando ci sentiamo carichi, pieni di energie e veramente pronti per affrontare il duro allenamento in palestra, il nostro atteggiamento, la nostra postura, la gestualità, le nostre rappresentazioni mentali ed il nostro linguaggio interno tenderanno ad assumere degli aspetti completamente differenti rispetto a quando affrontiamo allenamenti in uno stato di stanchezza e/o demotivazione. Osservando ciò che ci accade in diverse situazioni, possiamo estrapolare quello che effettivamente ci potenzia ed escludere ciò che ci demotiva durante la nostra perfomance. Il miglior modo per capire come le “persone di successo” possano raggiungere mete così eccelse è l’acquisizione di una metodologia che ci permetta di scoprire la struttura che e' dietro queste esperienze, per poterla ricreare - poiché qualsiasi processo umano e' schematizzabile e riproducibile. Un banale esempio può essere dato dallo studio della fisiologia, consistente nell'osservazione di tutte quelle informazioni (meccanismi) che esprimiamo attraverso i messaggi non verbali (postura, gestualita’, ecc.) e che manifestiamo inconsciamente in determinate situazioni, nonché nell’indagine della relativa connessione che sussiste con la nostra condizione emotiva. A situazioni differenti corrispondono, infatti, meccanismi reattivi differenti. Così, ad esempio, una fisiologia depotenziante, osservabile durante una situazione di stress, e’ caratterizzata dai seguenti atteggiamenti posturali: - respirazione superficiale; - spalle curve (atteggiamento cifotico); - espressione triste del viso (con gli angoli della bocca all’ingiu’) - sguardo basso; - gambe asimmetriche; - braccia a penzoloni , ecc..... All'opposto una fisiologia potenziante o motivante sara’ caratterizzata dagli atteggiamenti seguenti: - petto in fuori e sguardo dritto innanzi; - spalle dritte; - espressione aperta e un leggero sorriso sulle labbra (o, in altre situazioni, espressione sicura e aggressiva); - braccia accompagnate lungo il corpo; - gambe aperte alla larghezza delle spalle , ecc. Applicando questo concetto al body building dovremo accertarci in quale dei due contesti siamo collocati nei seguenti momenti: - nelle ore che precedono il nostro pesante training ; - durante il riscaldamento in palestra; - prima di eseguire un'ardua serie allenante o durante quest'ultima ; - nel momento in cui andiamo incontro all'esaurimento energetico e alla congestione muscolare e comunque dobbiamo portare a compimento l'allenamento intrapreso ecc. Se noteremo più elementi depotenzianti, ovvero un atteggiamento di chiusura ed insicurezza, tutto ciò andrà a modificare le nostre rappresentazioni interiori, facendoci pre-visualizzare un allenamento mediocre e poco fruttuoso, indirizzandoci verso un’alta probabilità di non conseguire un successo nell’obiettivo prefissatoci. Specifici esercizi di Programmazione Neuro-linguistica ci permetteranno di riprodurre una fisiologia potenziante trasferendoci in uno "stato d’animo" molto più produttivo, abbattendo i nostri attuali limiti e procedendo successivamente al raggiungimento di obiettivi di maggior rilievo. Per ottenere un effetto moltiplicatore, sinergico e più efficace potremo intervenire, oltre che sulla fisiologia, anche sul nostro linguaggio interno e sulle nostre rappresentazioni mentali, “riprogrammando” quei contenuti che ci hanno limitato nel raggiungimento dell’eccellenza fisica. Tutto questo verrà spiegato ed approfondito nei successivi articoli....
|
COPYRIGHT © 2010 - ACCADEMIA DEL FITNESS - P.IVA 02371280344 - C.F. 9213150340 - Tutti i dirittti riservati