LE PATOLOGIE DISMORFOFOBICHE
Marco Tullio Cau
"Non si può essere meglio di se stessi, ma si può diventare il meglio di se stessi..."
Credo che tutti noi possiamo notare come la Società Occidentale incoraggi la ricerca di elevati standards estetici.
Il raggiungimento di un dato aspetto esteriore, oltre a rappresentare un livello quasi doveroso di salute e fitness, arriva anche a simboleggiare l’acquisizione di un gran numero di virtù personali.
Il cercare di ottenere dei risultati importanti (quasi irraggiungibili) può creare in chiunque delle pressioni eccessive nella speranza di potersi conformare al sovracitato trend, ma è indubbio che alcuni soggetti con particolari caratteristiche di personalità possono incorrervi più facilmente.
Il fatto che siano le donne ad incappare nel maggior numero di casi del genere è dovuto-anche-al massiccio bombardamento che i mass media operano in materia: non che essi siano gli originatori o gli unici promotori dell’argomento, ma hanno un peso sempre più rilevante nell’orientare le nostre scelte.
E’ quantomeno doveroso accennare, sia pur cursoriamente, alle pressioni imposte sulle donne a livello sociale: le aspettative che gravano sul sesso “debole” (o “gentile”...) sono state-e sono-tantissime e spesso ingiuste.
Sarebbe troppo lungo trattare l’argomento per esteso, ma la pervasività, e la pericolosità di certi orientamenti socio-culturali salta all’occhio già da quanto appena esposto: i due aggettivi sovracitati non sono forse talmente radicati ed entrati nel comune parlare da esser dati per scontati?
Tutto questo non può che attrarre l’attenzione di chiunque si trovi a vivere in questo tormentato, nuovo millennio: genitori e figli, educatori, sociologi o scienziati...nessuno deve recitare la parte dello struzzo di fronte a problematiche così potenzialmente deleterie.
Come abbiamo già visto anoressia nervosa e bulimia sono le due patologie più frequentemente associate con i disturbi psichiatrici relativi all’immagine corporea, ma negli ultimi anni alcuni studiosi Americani ne hanno identificato una “sotto-forma” che ci può interessare maggiormente la dismorfia.
Parlando genericamente di dismorfia ci riferiamo a quei disturbi che riguardano una apprensione eccessiva, anche invalidante, per problemi fisici in realtà minimi o, in alcuni casi, oggettivamente inesistenti.
Entrando più nello specialistico-ricorrendo quindi al DSM IV, ultima edizione dell’ubiquitario manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali –possiamo vedere come anche gli esperti concordino nell’affermare che il difetto, immaginario o presente sotto forma d’una piccola anomalia, può arrivare comunque a causare nel soggetto una preoccupazione di gran lunga eccessiva rispetto alla sua reale portata.
Bisogna sottolineare come l’accento venga posto sul fatto che la suddetta preoccupazione debba causare un disagio significativo nel funzionamento sociale, lavorativo od in altre importanti aree: questo per distinguerlo dalle normali ansie per l’aspetto fisico.
E’ inoltre pacifico che debba essere effettuata una diagnosi differenziale per escludere l’attribuzione dei sintomi ad altri disturbi mentali.
Entrando nello specifico possiamo vedere come le lamentele riguardino spesso difetti lievi od immaginari del volto o della testa, come i capelli più o meno folti, acne, rughe, cicatrici, sudorazione, asimmetrie o sproporzioni del viso, peluria eccessiva.
Altre sofferenze comuni riguardano forme, misure od altri aspetti di naso, bocca, occhi, palpebre, sopracciglia, labbra, denti...ogni parte del corpo, insomma, può divenire motivo di cruccio.
I sentimenti sperimentati sono di profonda vergogna e tormentoso, devastante imbarazzo; l’ossessione può riguardare parti diverse del corpo ed essere sia decisamente specifica che aleatoriamente vaga.
Quanto esposto riguarda ovviamente i casi di profonda psicopatologia...ma anche quelli che sull’asse salute\malattia si trovano sul primo versante non scherzano!
Non per altro, insieme agli studi sulla genetica, la chirurgia plastica è una delle branche della Medicina che sta maggiormente proliferando: guardandoci intorno non possiamo non notare come siano aumentate le “portatrici” (sane?) di labbra oversize, seni giunonici, nasini perfetti o epidermidi lisce come quella d’un neonato...
E che dire dei tanti centri dimagranti che spuntano come funghi dopo una settimana di piogge intense?
Tra diete, massaggi, iniezioni varie e micro-interventi estetici, una gran parte del reddito nazionale viene speso per migliorarsi esteriormente.
Esteriormente, ma non solo, dato che un aspetto estetico migliore sembra essere un passaporto per la felicità e per quel successo che ci sfugge e che un’apparenza migliore, per un patto quasi faustiano, sembra poterci garantire.
Purtroppo le delusioni sono dietro l’angolo: non basta una modifica corporea per cancellare quelle problematiche di personalità che per anni ci hanno impedito di decollare...
D’altrocanto è innegabile che l’aspetto estetico sia un fattore importante ai fini di una miglior riuscita nella vita: la saggezza popolare sembra rispecchiare i numerosi studi che provano come un fisico attraente, rispondente a determinati canoni, assicuri un maggior successo, sia nella vita privata che in quella lavorativa.
Per rendercene conto basta sfogliare anche le sole ricerche che riguardano l’aspetto biologico: leggere una di queste, ad esempio quella di Anders Pape Moller (Selezione sessuale e biologia della bellezza, ) può essere illuminante per molti e, comunque, lo ritengo un utile arricchimento del bagaglio culturale di ognuno.
L’autore, sulla scorta di una mole impressionante di altri studi, smonta elegantemente alcune teorie femministe sullo sfruttamento sciovinistico della bellezza da parte della Società maschilista, e dimostra come determinati canoni estetici siano stati fondamentali ai fini dell’evoluzione della specie.
Se poi andiamo oltre l’ormai annosa prospettiva biologica, scorrendo altri approfondimenti, non possiamo non notare come vengano dati per scontati concetti socioculturali del tipo “La ricerca ha mostrato una correlazione positiva tra la bellezza percepita e numerosi attributi di personalità quali onestà, gentilezza, affabilità, solo per nominarne alcuni ().
Gillen (1981) attesta che gli uomini attraenti e le donne belle sono percepiti, rispettivamente, come più mascolini e maggiormente femminili; De Santis et al. (1997) asseriscono addirittura che persino nei processi penali la bellezza abbia il suo peso: i loro esperimenti hanno infatti dimostrato che gl’imputati più attraenti ricevono pene inferiori.
Dello stesso tenore un lavoro di Dion (1972), il quale sostiene che bambini non gradevoli venivano giudicati in modo peggiore per le loro marachelle che gli alter-ego più bellini.
La lista è, come sopra affermato, molto lunga...ed infatti questa teoria di conclusioni ha portato lo stesso Dion (et al; 1972) ad affermare: “What is beautiful is good”...
Non si creda, però, che la dismorfia sia “patrimonio” esclusivo delle donne...i maschi, finora quasi esclusi dal novero delle patologie estetico-alimentari, stanno, ahiloro, riguadagnando precipitosamente il terreno perduto.
Anche i “maschietti”, infatti, cominciano ad avvertire un senso di insoddisfazione sempre meno latente nei confronti del loro corpo: le immagini di modelli muscolosi che sembrano dovere il loro successo proprio all’aspetto stanno cominciando ad ammiccare sempre più spesso dalle pagine di molte riviste...
Allo stato delle cose non è ancora chiaro quale impatto abbiano avuto queste moderne concezioni dell’ideale maschile sugli uomini stessi, notoriamente meno preoccupati delle femminucce rispetto alla loro apparenza...
Almeno fino a poco tempo fa...dato che il numero dei rappresentanti del cosiddetto sesso forte che ricorre alla chirurgia plastica sta aumentando di anno in anno, e vertiginosamente...tutti i dati lo confermano: negli USA già nel 1996 il numero degli uomini che erano ricorsi ad interventi estetici di varia natura era quadruplicato...e questo senza contare quelli che si erano rivolti a strutture semi-ufficiali.
E, qualora ve lo stiate chiedendo, anche in Italia si sta verificando il medesimo trend.
Io stesso ho voluto approfondire il problema: nel 2001, nel corso di un convegno romano sulla medicina estetica, ho chiesto a vari esponenti della Comunità Scientifica un loro parere sull’argomento e tutti erano concordi nel rilevare un deciso aumento delle richieste maschili, nell’ordine di un buon trenta per cento.
Ad ulteriore conferma ricordo anche che, proprio durante questa giornata di approfondimento, ebbi un breve incontro con il decano dei chirurghi plastici, il brasiliano Ivo Pitanguy, il quale, sorridendo, non solo confermava le mie ipotesi ma ne amplificava addirittura la portata.
Anche l’autorevole Psychology Today riporta, nel corso d’un indagine effettuata nel 1997, che quasi il 50% degli intervistati era insoddisfatto del proprio aspetto corporeo...nello specifico, alle problematiche tipicamente femminili prima esposte, fanno da contraltare l’insoddisfazione degli uomini per la perdita dei capelli, il petto troppo grasso e molle, il torace mingherlino, il doppio mento, l’addome liscio, le “maniglie dell’amore”...
A questi comuni problemi, più noti al grande pubblico, vi è da aggiungere un aspetto che spesso non viene evidenziato, quello relativo alla versione maschile dell’anoressia: se l’universo femminile assegna alla magrezza lo scettro della massima desiderabilità, sembra ovvio che sull’altro versante gli uomini ricerchino invece un fisico muscoloso...da macho, insomma!
La forma dismorfica muscolare riguarda una inquietudine patologica per un corpo percepito come non sufficientemente muscoloso o massiccio: la vita stessa di chi è affetto da questo disturbo ne rimane profondamente influenzata, tanto da ruotare in toto intorno ad allenamento, dieta ed attività correlate.
Il ricercatore che ha sviluppato questo filone di ricerca è il Dr. Harrison G. Pope Jr., uno psichiatra del relativo Dipartimento della prestigiosa Università Americana di Harvard: un caro amico ed anche un fervente praticante la ginnastica con i pesi.
Proprio la nostra comunanza d’interessi, sia livello sportivo che di interessi scientifici, ci ha fatto intrecciare uno stretto rapporto di reciproca collaborazione-informazione che dura ormai da anni, e che mi consente di avere un accesso privilegiato alle sue nuove ricerche.
Pope ha effettuato numerosissimi studi sugli effetti psichiatrici dell’abuso di ormoni androgeni e, nel corso di alcuni di questi, si è reso conto che alcuni soggetti presentavano alcune caratteristiche particolari, quali l’evitare di mostrare il loro corpo in pubblico (anche in estate indossavano “felpati” oversize), lo spendere la maggior parte del loro tempo in palestra (sino a compromettere lavoro, affetti e socialità) ed il ricorrere ad ogni tipo di sostanza per raggiungere l’agognato phisique du role.
Alcune di queste “qualità” credo facciano parte del vissuto di molti dei praticanti le varie attività che fanno parte del mondo del fitness: le problematiche sono similari per entrambi i sessi, anche se la maggior parte delle donne privilegia l’estrema asciuttezza alla massa pura.
Devo però sottolineare che in un ipotetico continuum tra normalità e patologia, la maggior parte di noi è più dalla parte “buona”...almeno per la maggior parte del tempo!
Il vero problema è, come sempre, la fissità comportamentale...un’atteggiamento che da transitorio diviene forma stabile è il segnale del disturbo vero e proprio: un atleta che stia a dieta strettissima prima di una gara è giustificato, ma quando lo stesso si rifiuta sempre di mangiare una pizza con gli amici, od evita addirittura di recarsi alla cena suddetta perchè non può saltare anche una sola seduta di allenamento...allora il germe della malattia si è già insidiato in lui.
Per esemplificare meglio il concetto lascerò parlare alcuni dei casi nei quali si sono imbattuti Pope e colleghi.
In uno di questi, il Sig.A, un vero e proprio Ercole dal peso di ben 115 kg per 1.80 m., si allena sei volte a settimana per quattro ore, si pesa almeno 2 volte al giorno e passare di fronte ad uno specchio senza dare un’occhiata più che casuale è cosa per lui impossibile...
Il nostro si veste sempre con abiti larghissimi, rigorosamente a maniche lunghe anche nel clima torrido della Florida, ed ha perso amici e fidanzate perchè, regolarmente, finisce col preferire l’allenamento rispetto alla loro compagnia...
Ah, sicuramente il fatto che egli li tormenti continuamente con domande che lo rassicurino sulle sue dimensioni fisiche non lo ha certamente favorito.
Il Sig. B invece, ad un’altezza di 1.70 m. per 103 kg, riesce a distendere su panca ben 225 kg (un peso in grado di schiacciare come una formica un uomo “normale“) ed è muscoloso a sufficienza da vincere gare di Bodybuilding (anche grazie ai cicli di steroidi effettuati...) ma continua a vedersi “mingherlino”!!
La sua vita sociale, se la si può definire tale, ha sofferto di questa sua patologia in maniera pesantissima...ovviamente anche lui indossa, in piena estate, pesanti felpe ed ha sofferto, inoltre, di deliri di grandezza e crisi maniacali.
Dorme, in media, quattro ore per notte.
Potrei citare molti altri casi, anche senza dover varcare l’oceano...ma credo di avere reso l’idea.
Prima dicevo che la colpa non è tutta dei Mass-media...di certo le immagini di modelle filiformi che campeggiano sulle riviste femminili o gl’attori hollywoodiani iper-muscolosi che trionfano sugli schermi non aiutano molto...ma questi vuoti simulacri, vacuo inno alla insostenibile superficialità contemporanea, sono solo la punta dell’iceberg...
Non è questa la sede più adatta per trattare esaustivamente l’argomento (credo, però che meriti un libro a parte), ma mi piace accennare almeno ad un particolare che credo sia sfuggito a molti, ma dimostra come l’influsso del mainstream sociale sia pervasivo e cominci ad avvilupparci nelle sue chete, vaghe, potenti spire sin dall’infanzia.
Avete mai guardato le bambole od i bambolotti dei vostri figli o nipoti?
Il voler assomigliare a queste moderne icone, effimere effigi della desiderabilità sociale, ha creato tanti problemi alle ultime generazioni.
Sulla bellezza impossibile delle varie Barbie e dei danni creati a tante bambine sono stati scritti fiumi d’inchiostro (tant’è che ora ne sta uscendo una versione fisicamente più “normale”), ma pochi hanno fatto attenzione agli “action toys”, la versione per maschietti...
Passi per quelli di fantasia (anche se il Batman dei miei tempi sembra rachitico rispetto a quello attuale...) ma i vari simil-Rambo farebbero impallidire il povero Sly Stallone, che al confronto sembra uno scolaretto da libro Cuore...
Ma ancor più impressionante, a mio parere, è la differenza che si può riscontrare, ad esempio, tra un pupazzo di Ian Solo (della famosa saga cinematografica di ”Guerre Stellari”) degli anni ’70 ed uno attuale.
Il personaggio citato è interpretato dal famoso attore Harrison Ford: un aitante yankee, tipico prototipo del ragazzone cresciuto a football e vitamine...ebbene, l’immagine originaria-quella, appunto, d’un uomo già atletico di per sè- è aderente alla realtà, mentre quella del 2000 farebbe invidia all’Ercole Farnese...le proporzioni di questo giocattolo, fabbricato da una famosa multinazionale, sono talmente esagerate che lo si può scambiare per un concorrente di una gara di Culturismo, dl tipo di “Mr. Universo”; con buona pace del cinquantenne Ford!
E questo non è che un esempio tra tanti.
Non a caso ho indicato che il prodotto è opera di una multinazionale: il mercato consumistico opera a livello globale e le sue ramificazioni hanno attecchito profondamente nell’Inconscio Collettivo.
Questo deve farci comprendere come la soluzione a patologie complesse, come quella in questione, richieda un approccio multidisciplinare, che deve includere varie professionalità, finemente coordinate: un singolo orchestrale che suona un’altra musica rovina tutta la magia di una sinfonia.