LE SOSTANZE VEGETALI PER IL FISIOLOGICO CONTROLLO DELLA GLICEMIA

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(Giovanni Occhionero)

Durante la giornata, i valori della glicemia in una persona normale si mantengono entro i 70-140 mg/dL. L’iperglicemia consiste in un aumento eccessivo del glucosio ematico e comporta valori superiori ai 200, 300 mg/dL arrivando a concentrazioni altissime di 400 – 600 mg/dL. Secondo l’OMS, ci si trova in una condizione di alterata glicemia a digiuno quando i livelli glicemici misurati su un campione ematico venoso, prelevato dopo un digiuno di almeno 8 ore, sono superiori o uguali ai 110 mg/dL (6.1 mmol/L), ma comunque inferiori ai 126 mg/dL (6.9 mmol/L, che sono patognomici del diabete). Tali valori, secondo l’ADA (American Diabetes Association) sono da considerarsi più restrittivi tra i 100 mg/dL (5.6 mmol/L) e i 126 mg/dL (6.9 mmol/L).

L’iperglicemia è una condizione clinica caratterizzata da: poliuria, polidipsia e polifagia. Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l’annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l’arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l’alito                    acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da Candida. Nei casi estremi, l’iperglicemia può condurre al coma e addirittura alla morte. E’ da notare che i primi sintomi dell’iperglicemia tendono a manifestarsi in maniera chiara soltanto al di sopra dei 180/200 mg/dL anche se livelli glicemici cronicamente superiori a 125 mg/dl sono comunque in grado di provocare, nel lungo periodo, importanti danni d’organo e vascolari.

La causa più conosciuta di iperglicemia è senza dubbio il diabete mellito. Oltre ad essa, però, molti altri ormoni intervengono nella regolazione dei livelli glicemici dell’organismo e, ancor più, numerose sono le condizioni potenzialmente in grado di provocare iperglicemia, sia acuta che cronica. Ne sono esempi il Cortisolo e le catecolamine nella Iperglicemia da Stress. A ciò si aggiunge l’assunzione di farmaci (cortisonici, beta bloccanti, diuretici tiazidici, niacina, ormone della crescita, inibitori della proteasi, pentamidina, asparaginasi ed alcuni antipsicotici). Non meno importante sono le condizioni di cosiddetta Iperglicemia comportamentale conseguente ad una condizione di presenza di Sindrome Metabolica associata ad una riduzione dell’attività fisica e ad un consumo di alimenti ad alto indice glicemico.

Il trattamento di questa condizione, oltre a rimuovere ove possibile le cause di iperglicemia e avviare il paziente verso uno stile di vita più congruo, prevede l’assunzione di farmaci  antiperglicemici orali o la somministrazione vera e propria di insulina.

La richiesta di approcci meno invasivi e la disponibilità in natura di estratti vegetali dalle spiccate proprietà modulanti la glicemia, ha spinto i ricercatori all’approfondimento e alla messa a punto di sinergie da impiegare in questa particolare condizione clinica. Tra le piante medicinali che si sono dimostrate maggiormente efficaci possiamo annoverare il Makino, la Banaba, la Moringa.

Makino

La Gynostemma pentaphyllum è una liana perenne, appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae, diffusa in Cina meridionale, Giappone, India e Corea. Dalla pianta sono stati estratti numerosi flavonoidi e composti steroidici. In particolare sono state identificate circa 90 diverse saponine triterpeniche, dette Gypenosidi, dalle spiccate proprietà adattogene. Infatti, le saponine sono molecole naturali in grado di modulare i processi coinvolti nel mantenimento della salute dell’apparato circolatorio come per esempio la riduzione dell’ossidazione dei lipidi circolanti, la normalizzazione della coagulazione, la riduzione del colesterolo e del glucosio ematico. Il Makino esercita quindi effetti benefici a livello del metabolismo glucidico e lipidico. Diversi trials clinici indicano come la sua somministrazione sia in grado di migliorare la tolleranza ed il metabolismo del glucosio (ciò grazie all’azione di una particolare molecola: il Phanoside) , ma anche come l’estratto di Makino sia in grado di normalizzare i livelli ematici di trigliceridi e colesterolo. I ricercatori hanno messo in evidenza anche che l’utilizzo della Gynostemma pentaphyllum sia sicuro. In più, modelli preclinici, dimostrano che l’estratto di Gynostemma pentaphyllum sia in grado di esercitare una funzione gastroprotettiva, associata al mantenimento della sintesi di muco e di altre secrezioni in caso di stress o danno; antinfiammatoria ed epatoprotettiva. In quest’ultimo caso, il Makino è in grado di esercitare un effetto protettivo sugli epatociti, preservandoli dalla morte cellulare, dall’accumulo di lipidi e dallo stress ossidativo causato per esempio dal diabete. In ultima analisi, l’utilizzo della Gynostemma pentaphyllum risulta essere utile in pazienti affetti da diabete mellito e da steatosi epatica non alcolica.

Banaba

La Banaba è una pianta appartenente alla famiglia delle Lythraceae che cresce spontaneamente nel Sudest asiatico (Filippine, Malesia, Indonesia, Tailandia, Taiwan), ma è molto diffusa anche in Australia e sulle coste del Pacifico. La moderna ricerca scientifica ha permesso di confermare,  sperimentalmente la valenza ipoglicemizzante di alcuni composti identificati nelle foglie di questa pianta, l’acido corosolico ed alcuni derivati dell’acido ellagico (lagerstroemin, flosin B e reginin A). In particolare, queste sostanze, al quale viene attribuita la principale responsabilità dell’azione insulino-simile, associata alla somministrazione di preparati a base di foglie di Banaba. In particolare, l’acido corosolico è in grado di promuovere stimolare il trasporto del glucosio all’interno delle cellule degli adipociti. Da uno studio condotto su ratti, sembra che anche altri tannini presenti nel fitocompesso, in particolare modo quelli derivati dall’acido ellagico (lagerstroemin, flosin B e reginin A), possano funzionare da attivatori del trasporto del glucosio all’interno degli adipociti. Le prime evidenze scientifiche emerse a supporto dell’utilizzo tradizionale delle foglie di Lagerstroemia speciosa come droga ipoglicemizzante, sono da attribuirsi a gruppi di ricerca giapponesi. Oggi è acclarato che  la somministrazione degli estratti derivati dalle foglie di Banaba, può rappresentare un valido aiuto nella regolazione del metabolismo glucidico. In effetti l’azione ipoglicemizzante dell’acido corosolico, già ampiamente utilizzata come rimedio tradizionale nei paesi asiatici, ha trovato giustificazioni sperimentali nella moderna ricerca scientifica. Il fitocomplesso presente nelle foglie di Lagerstroemia speciosa potrebbe pertanto risultare di grande aiuto per i soggetti predisposti allo sviluppo della resistenza insulinica (cosiddetta “ tipica della Sindrome Metabolica”). Ad oggi alcuna sperimentazione ha evidenziato effetti tossici conseguenti all’assunzione orale di estratti di Banaba. Nel corso delle ricerche cliniche eseguite fino ad ora, gli estratti ricavati dalle foglie di Lagerstroemia  speciosa non sono stati collegati ad alcun effetto tossico.

Moringa semi

La Moringa, nota anche come “albero miracoloso”, è una pianta appartenente alla famiglia delle Moringaceae, ampiamente diffusa nelle zone tropicali ed equatoriali del pianeta. Proprio le sue foglie, per via del loro elevato contenuto di sostanze nutritive salutari, hanno permesso a questa pianta, di guadagnarsi la fama di potente rimedio naturale per la tutela della salute. In realtà tutta la pianta risulta essere commestibile, ma sono soprattutto le sue foglie ed i suoi semi ad essere impiegati per l’alimentazione umana. Le foglie di Moringa sono infatti ricche di vitamine, proteine e sali minerali. La Moringa contiene infatti quali: Potassio, Vitamina A, Vitamina E, Vitamina K e vitamine del gruppo B. Il contenuto proteico della Moringa è caratteristico invece dei suoi semi; da essi viene estratto un olio pregiatissimo. Dopo l’estrazione dell’olio, dai semi si ottiene una pasta residua dall’elevato contenuto proteico, che risulta ad alto valore biologico: presenta cioè tutti gli aminoacidi necessari al nostro organismo per il proprio corretto funzionamento. La Moringa contiene 18 aminoacidi e 9 aminoacidi essenziali.

La Moringa è ricca di sostanze antiossidanti e antinfiammatorie (quercitina e acido caffeilchinico) che la rendono efficace nel proteggere il sistema immunitario; favorisce la corretta circolazione sanguigna e la digestione, riequilibra e velocizza il metabolismo nonché, regola i livelli ormonali.

La quercetina, la zetain, gli omega-3, gli acidi grassi e le vitamine sono in grado di proteggere le cellule del corpo e di prevenire molte delle condizioni associate all’invecchiamento. Alcuni studi hanno messo in evidenza un’altra importantissima proprietà della Moringa ovvero, quella di normalizzare i livelli ematici di glucosio e di contrastare tutte quelle manifestazioni cliniche tipiche della sindrome metabolica.

In particolare gli estratti di Moringa, oltre a migliorare il quadro glicemico, aiutano a normalizzare i valori della Pressione Arteriosa e costituiscono un valido strumento di prevenzione delle lesioni tipiche della Aterosclerosi. In effetti i fitocomplessi contenuti specialmente nei semi di questa pianta, sono in grado di contrastare l’enzima COX-2, inibire la perossidazione lipidica ed, infine, stimolare il rilascio di insulina dalle cellule β delle Isole di Langerhans.

Ad oggi, tutti gli studi condotti riguardo gli aspetti tossicologici della Moringa oleifera suggeriscono che l’assunzione di questa pianta sia sicura.

Pimpinella spinosa (Sarcopoterium spinosum L.) corteccia delle radici principali

Arbusto perenne, molto ramificato e spinoso, cresce nelle zone aride del Mediterraneo orientale. I principali costituenti della pianta sono: tannini catechici ed ellagici, eptaidrossiflavani polimerizzati, glucosidi triterpenici (tormentillina e tormentoside), acido tormentino, tracce di cromo. La parte utilizzata è rappresentata dalla corteccia della radice principale. Il decotto della radice è sempre stato usato tra le popolazioni beduine come antidiabetico. La sua azione principale infatti, dovuta alla Berberina, è proprio quella ipoglicemizzante. Trova impiego, pertanto, nel trattamento del diabete, soprattutto di tipo II. La pianta non risulta altrettanto efficace nel diabete insulino-dipendente. Riguardo ai suoi meccanismi d’azione, gli studi hanno dimostrato che i fitocomplessi di questa pianta sono innanzi tutto in grado di inibire l’azione della a-amilasi e della a-glucosidasi nella digestione degli amidi. L’inattivazione di tali enzimi comporta quindi una riduzione della capacità digestiva degli amidi con conseguente minor assorbimento intestinale e contrasto degli stati iperglicemici. In più le catechine e le epicatechine della Pimpinella spinosa, sono in grado di indurre un incremento della secrezione di insulina

da parte del pancreas, stimola ulteriormente la produzione di glicogeno, blocca la lipolisi nonché aumenta la capacità di cattura del glucosio da parte delle cellule dell’organismo. La Pimpinella è in grado, inoltre, di contrastare e prevenire alcune delle complicazioni microangiopatiche grazie all’azione antiipertensiva, vasodilatatoria coronaria ed antiaritmica dei flavonoidi polimerizzati e degli eptaidrossiflavani.

Gymnema (Gymnema sylvestre Schult.) foglie

È un arbusto rampicante che cresce spontaneo nei paesi tropicali dell’Asia e dell’Africa. La parte della pianta che viene comunemente impiegata è rappresentata dalle foglie. I suoi principi attivi sono: polifenoli, glicosidi triterpenici. È conosciuta nella medicina orientale con il nome di Gur-Mar “distruttore di zuccheri” per le sue proprietà ipoglicemizzanti. Grazie alla presenza degli acidi gimnenici viene bloccato in modo reversibile il recettore per il glucosio a livello delle papille gustative e a livello intestinale inducendo, così, una modificazione della percezione del gusto dolce e una riduzione dell’assorbimento intestinale degli zuccheri. In particolare, l’acido Gimnemico (una saponina triterpenoide) è in grado di bloccare il trasportatore sodio dipendente 1 del Glucosio (SGLT1). Questi trasportatori, localizzati a livello dell’epitelio dell’intestino tenue e del tubulo renale prossimale, manifestano una forte affinità per il glucosio e per il galattosio, e costituiscono un target farmacologico molto accattivante nella terapia del paziente diabetico. Secondo altre sperimentazioni sembrerebbe che gli estratti di Gymnema siano anche in grado di stimolare il rilascio di Insulina da parte del Pancreas. È stato dimostrato che la pianta è in grado di ridurre il tasso di glicemia basale, post-prandiale, glicosuria e di proteine glicosilate responsabili dei danni vascolari, renali ed oculari che sopraggiungono in caso di diabete. Infine anche questa pianta grazie ai fitocomplessi in essa contenuti, è in grado di esercitare un’azione epatoprotettiva e normalizzante l’assetto lipidico ematico (riduzione del Colesterolo totale, LDL e trigliceridi; incremento delle HDL).

Momordica (Momordica charantia L.) frutti

È una pianta erbacea rampicante coltivata in India, Malesia, Cina, Africa, America e Filippine. I suoi principali costituenti sono: glicosidi, pectine solubili, saponine, alcaloidi, zuccheri, resine, costituenti fenolici, oli fissi, acidi liberi e minerali. Il suo impiego quale antidiabetico è ben conosciuto nella medicina Ayurvedica. La Momordica, trova impiego nel trattamento del diabete innanzi tutto per le sue attività ipoglicemizzanti svolte da alcuni estratti acquosi in grado di stimolare il rilascio di insulina da parte delle cellule pancreatiche. Contemporaneamente, una specifica azione epatica stimolata dai principi attivi di questa pianta induce una maggior utilizzazione epatica del glucosio, riduce la gluconeogenesi attraverso l’inibizione di due enzimi (glucoso-6-fosfatasi e fruttosio-1.6-difosfatasi) e migliora l’ossidazione del glucosio attraverso l’attivazione della glucosio-6-fosfodeidrogenasi. Inoltre i fitocomplessi di Momordica, sono in grado di esaltare l’ingresso del glucosio all’interno delle cellule, promuovere il rilascio di insulina e migliorarne l’azione biologica ed inoltre, ed incrementare il numero di cellule b del pancreas.

Oltre ciò diverse sperimentazioni suggeriscono che gli estratti dei frutti di Momordica (essenzialmente la componente in saponine in grado di inibire l’azione della lipasi pancreatica e, conseguentemente, ridurre l’assorbimento intestinale di lipidi)) sono anche in grado di normalizzare il quadro lipidico inducendo una riduzione del colesterolo totale, dei valori ematici di trigliceridi e LDL, nonché di incrementare la quantità delle lipoproteine HDL.